domenica 18 novembre 2007

Fahrenheit 451

Qualcuno l’avrà già letto, qualcuno avrà visto il film che ne è stato tratto, qualcuno ne avrà almeno sentito parlare. Quello che più mi rammarica è quando qualcuno mi dice che non ha idea di cosa sia. Proviamo a parlarne.

Le mie smisurate manie di grandezza e di protagonismo (sto scherzando, non sono così folle) in questo momento mi fanno immaginare me stesso su un palco, con un leggio e un microfono davanti, mentre parlo di questo libro ad una platea, che per comodità è composta da cento persone, prese a caso nel mondo.
“Fahrenheit 451 è un romanzo di fantascienza…”, e non ho ancora finito di pronunciare la frase che una buona cinquantina di quei cento che mi stavano a sentire si alza e guadagna l’uscita in tutta fretta. Di sicuro, quei cinquanta sono quelli che si ritengono veri lettori di veri libri, e non possono perdere tempo con la fantascienza. Di quelli che sono rimasti, almeno trenta sono ragazzini in crisi d’astinenza da Star wars, o Star trek, o Star qualcos’altro, disposti a tutto, anche a leggere, pur di avere la loro dose quotidiana di effetti speciali. Gli ultimi venti, infine, sono persone di tutte le età, ma con la mente abbastanza aperta da capire che il grande libro è fuori dal genere.
Uscendo dallo scenario ipotetico, mi amareggia il fatto che capolavori della letteratura vengano inquadrati come libri di serie B, per non dire F o Z, solo perché, in una classificazione rigida e scolastica, devono rientrare nel genere fantascienza. Su questo discorso avrò occasione di tornare altre volte, adesso parliamo di Fahrenheit 451 (scritto da Ray Bradbury, avevo dimenticato di dirlo).

Quei trenta che si aspettavano gli alieni, le astronavi e le spade laser resteranno delusi: non c’è niente di tutto questo. Pubblicato nel 1953, racconta di una supertecnologica ma temporalmente non collocata civiltà del futuro, in cui un regime totalitario fascistoide, a suo dire per mantenere il benessere e la felicità dei sudditi, vieta categoricamente di possedere o leggere libri. Allo scopo di debellare la piaga della cultura, esiste un apposito corpo di vigili del fuoco, che, a differenza dei nostri, tengono fede al loro nome: non spengono gli incendi, ma li appiccano, ai libri e alle case di chi li possiede.
Montag è uno di questi vigili, il 451, come sta scritto sul suo elmetto, e armato del suo eroico tubo al cherosene, compie il suo lavoro con scrupoloso zelo. Non potrebbe mai dubitare della giustezza delle sue azioni, e degli ordini dai quali derivano. Poi qualcosa si spezza in questo incanto. Qualcuno è cosciente dell’orrenda realtà, un depositario della verità, una persona speciale: un folle. Anzi, una folle, che Montag incontra per caso, e che turba profondamente le sue convinzioni. Da distruttore di libri, a poco a poco Montag si trasforma in loro salvatore, conosce persone che nell’ombra si ribellano al regime, elabora un piano per rovesciarlo. Ovviamente, il piano è destinato a fallire, e parte la caccia all’uomo. Montag però, spinto dalla più assoluta disperazione, riesce a fuggire, e assiste impotente, davanti ad uno schermo televisivo, all’assassinio di un innocente, spacciato per lui dal regime. Perché il regime non può perdere, non può fallire, il regime vince sempre. Almeno, così deve sembrare agli occhi di migliaia di spettatori, che assistono quasi lobotomizzati al crudele spettacolo.
Allora Montag non ha più niente? Quell’unico libro che era riuscito a salvare è andato distrutto, e lui si ritrova in un accampamento di barboni, a guardare una fiamma, di cui fino a poco prima era padrone, che adesso benignamente gli concede di scaldarsi. In realtà, qualcosa rimane: tutti quei barboni non sono altro che ex incendiari, che sono riusciti a salvare dei libri e a fuggire. Li hanno nascosti nell’unico luogo sicuro sulla Terra dove nessuno li troverà mai, se loro non vorranno: nelle loro memorie. E anche Montag diventa il depositario di una parte di quel tesoro:

“E quando ci domanderanno cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere: Ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi. E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tale quantità di cose che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra”.



Ecco cosa rimane: il sogno, la speranza, e soprattutto, la memoria. Per cui, invece di annaspare incoscienti in un mondo di frenesie e scadenze, forse è il caso che tutti noi, anche solo pochi minuti al giorno, ci fermiamo un attimo a guardare qualcosa, a leggere qualcosa, a imprimerla nella nostra memoria, e se qualcuno ci chiede cosa stiamo facendo, risponderemo: Ricordiamo.

1 commento:

Lucy ha detto...

ciao Adryss sono una blogger e curiosando in giro ho trovato il tuo blog. Mi è piaciuto molto questo pezzo e concordo sul fatto che non è giusto mettere Fahrenheit 451 nella categoria fantascienza. Mi hai fatto ridere perchè stavo guardando il tuo blog esco un momento e mi ritrovo un nuovo post! Ti invito nel mio blog tartarughina90.blogspot.com