sabato 4 giugno 2011

La strada che scende nell'ombra

Questa volta, a differenza di quello che accade di solito, a colpirmi è stato il nome dell’autore, anzi in questo caso dell’autrice. Solitamente, questo è l’ultimo degli elementi che considero in una lettura, tanto è vero che la stragrande maggioranza dei miei libri è opera di gente a me del tutto sconosciuta prima di leggerli. Strazzulla è invece un nome che è suonato familiare alle mie orecchie, perché è un nome tipico del paese, e in generale della zona della Sicilia, di cui è originario mio padre, Augusta. Considerato che i miei nonni hanno vissuto lì per molti anni e che io e la mia famiglia vi abbiamo passato alcune occasioni di vacanza, diverse cose si sono impresse nella mia memoria, e i cognomi tipici del posto sono una di queste. Così, suscitata la curiosità, ho dato un’occhiata al risvolto di copertina, e siccome era un po’ di tempo che non leggevo un romanzo fantasy, mi sono convinto. E in effetti non è stata una brutta scelta.

In un mondo che apparentemente può sembrare l’emblema dell’equilibrio e dell’armonia, sta per scatenarsi una terribile minaccia. Questo mondo è diviso in otto Terre, ognuna appartenente ad una delle Genti, create dagli Dei all’alba del mondo. E, nonostante la varietà degli esseri viventi preveda simpatie e antipatie, amicizie e contrasti, interessi e passioni, tutto sommato che otto popolazioni diverse riescano a convivere da buoni vicini è molto più di quanto noi, nel nostro mondo reale, siamo capaci di fare. Ma qualcosa, un terrore oscuro che giaceva silente da innumerevoli anni, sembra essersi svegliato per devastare con violenza e odio questo stato di cose. Loro malgrado, i rappresentanti delle otto Genti sono costretti ad una collaborazione attiva, e per molti di loro ben poco piacevole, per far fronte a questa minaccia, ma anche tali sforzi non sortiscono effetto, anzi sembrano solo capaci di acuire i contrasti interni e le aggressioni esterne alle Genti indifese. Per tale motivo, l’emissario degli Dei nelle Terre, il Magus, giunge in soccorso con una profezia. Dove le forze vacillano, dove le alleanze crollano, dove i migliori falliscono, forse i peggiori riusciranno. Uno per ognuna delle Genti, i criminali più spietati, abietti e senza scrupoli, votati solo all’egoismo e all’interesse materiale e personale, la peggiore feccia delle otto Terre, terranno in mano il destino di tutti. Inizia così il viaggio di una compagnia molto poco ortodossa, che attraverso scontri e peripezie dovrà affrontare un lungo viaggio per dare una speranza alle Genti. Un viaggio che non è solo materiale, fisico, ma prevalentemente spirituale, con il quale poco a poco gli otto compagni scopriranno concetti che alle loro vite fino a quel momento erano stati del tutto estranei. Concetti come amicizia, onore, altruismo, sacrificio, si faranno largo nel loro animo su una strada che li porterà sempre più nelle profondità del mondo, verso la causa di tutti i mali che forse è anche l’unica speranza di debellarli. Una strada che scende nell’ombra.

Una buona prova per questa autrice siciliana diciottenne, che, senza troppe pretese, riesce a costruire un buon intreccio e un buon ritmo narrativo. Qualcuno potrà obiettare che sono molti i richiami alla narrativa fantasy di sapore classico, i riferimenti a “Il Signore degli anelli” sono ben più che accennati, ma questo a mio parere non sminuisce un romanzo di buona fattura, scorrevole e avvincente come deve essere un fantasy, senza la velleità di rappresentare una svolta nel genere ma anche senza deludere o annoiare. L’elemento dei peggiori è sicuramente interessante, la delineazione delle otto razze di esseri viventi è ben caratterizzata anche dal punto di vista sociale, culturale e caratteriale, i personaggi sono ben delineati, le scene d’azione si alternano in modo adeguato ai momenti di riflessione e contemplazione, c’è un buon crescendo e una buona quantità di eventi radicali e di svolte decisive nella trama. Insomma, una buona prova per un secondo romanzo di un’esordiente in un genere complicato da gestire, come lo è il fantasy. Non mancherà molto perché io recuperi la lettura del suo primo romanzo. Nel frattempo, mi sento di consigliare a tutti gli appassionati del genere di fare quattro passi incamminandosi verso “La strada che scende nell’ombra”.

Nadaret si volse verso Anman, lo sgomento negli occhi. – Anman, - chiese, - questo non può essere evitato?
Anman guardò gli altri Undici e il mondo, e il suo viso era serio e malinconico. – No, - disse, - non può.
- E allora, - chiese ancora Nadaret, - se sapevamo questo, perché abbiamo creato il mondo: per farlo soffrire?
- Perché, - rispose Anman, - il mondo doveva esistere; se non esistesse il male, non ci sarebbe senso nel bene futuro. Il giorno in cui tutte le imperfezioni saranno cancellate è segnato da sempre, ma perché possa venire le imperfezioni devono esserci, anche solo per un momento. Il potere che ci è stato assegnato non deve accecarci. Chi non fa nulla temendo di fare un danno fa in questo modo un danno ancora peggiore. Il mondo aveva diritto di esistere; potevamo forse negargli questo diritto?